Libero Giornale in libero stato

Marco Travaglio scrisse in un suo libro “Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto.”. L’attività di quotidiani come Libero e Il Giornale sotto l’egida dei nuovi (vecchi) direttori offre lo spunto per rivedere ed ampliare questa massima: in Italia il giornalismo non è di certo il cane da guardia del potere, ma ne sta a guardia, ne è il custode. Come un cane feroce aggredisce quanti si avvicinino al padrone, senza che questi manifesti timore o percepisca una minaccia, così i due periodici di sfera berlusconiana si scagliano in difesa del Cavaliere prima ancora che egli pronunci parole di condanna.
La campagna è stata avviata domenica 27 settembre con un editoriale del direttore Feltri che spiegava le sue ragioni per non pagare più il canone. “Perchè pagare per Santoro?” titola il Giornale, avviando contemporaneamente la raccolta firme per l’abolizione dell’abbonamento obbligatorio e dando le prime indicazioni su come liberarsi dal balzello Rai.
A stretto giro arriva l’eco di Libero, il cui direttore Belpietro era presente alla puntata di Annozero che ha dato il via alle polemiche. Puntata quella del settimanale di Santoro in cui si è parlato lungamente delle vicende private del premier, trasmettendo per la prima volta su un’emittente nazionale parte dell’intervista che la prostituta di lusso D’Addario rilasciò alla stampa spagnola durante l’estate circa i suoi rapporti con il premier stesso. La trasmissione ha suscitato polemiche per i toni usati nei confronti del presidente e del Giornale stesso, tanto che il ministro per lo sviluppo economico Scajola ha pronunciato dure parole di condanna per l’uso inappropriato della televisione pubblica, parlando di campagna mediatica basata sull’infamia.
Se Feltri aveva già dato ampia prova di fedeltà verso il premier, accanendosi contro Boffo prima e contro Fini poi, la trovata della campagna anti-canone in opposizione alla televisione di Santoro e Travaglio vede la partecipazione effettiva anche del Libero di Belpietro.
I due direttori in tandem partono all’attacco del canone come strumento per finanziare programmi di informazione faziosi e capziosi come Annozero, con le sue verità di parte e il suo accanimento anti Berlusconi.
Il Giornale continua a promuovere la raccolta di firme per l’abolizione del canone aprendo gazebi nelle piazze cittadine, mentre Libero condanna i “martiri” del servizio pubblico, ossia coloro che lamentano l’assenza di libertà di stampa ma godono di trattamenti di favore da parte della Rai, ed esorta il governo a procedere sulla strada della privatizzazione.

La questione da discutere non è l’opportunità o meno di mantenere in vita uno strumento come il canone, che ad alcuni può apparire inutile a fronte della massiccia commercializzazione della televisione di stato, ma l’identità dei promotori della campagna. Belpietro e Feltri, infatti, sono professionisti troppo legati al presidente del consiglio per non considerare quantomeno inopportuna una simile iniziativa anti istituzionale.
Il giornale della famiglia Berlusconi si fa paladino della difesa degli interessi dei cittadini-telespettatori, lesi dal programma di Santoro, esortando il popolo dell’auditel allo sciopero fiscale dal canone. Uno sciopero ad hoc, quindi, mirato espressamente contro un programma ritenuto troppo parziale e aggressivo nei confronti del leader, e non un’esenzione dall’abbonamento in protesta per la qualità media piuttosto bassa della programmazione dell’emittente nazionale. Un invito allo sciopero, questo, che sa un po’ di aut-aut: o va via Annozero o vanno via gli abbonati.
E come Annozero, tutti gli altri programmi che si permettano di ficcare il naso nelle vicende pubblico-private del Cavaliere, mantenendosi in bilico tra il diritto di cronaca e il diritto alla privacy.
Uno sciopero in difesa del presidente, quindi, e non in nome del buon gusto e della tv di qualità.
La Corte dei Conti si è espressa chiaramente: chi non paga il canone è da considerarsi un evasore.
Questa guerra anti-canone di cui stiamo assistendo alle prime manovre altro non sembra, quindi, che una semplice strategia per colpire quei “nemici” del premier che ancora hanno accesso alla tv di stato. I nomi sono sempre quelli, gli stessi di cui si era parlato prima dell’avvio della nuova stagione televisiva; Santoro, Travaglio, Dandini, Fazio, Floris, Gabanelli e tutti i relativi. Libero elenca i costi delle trasmissioni incriminate, tralasciando quelli che sono i risultati ottenuti e tacendo gli altri programmi Rai ben più costosi e spesso fallimentari di quelli dell’informazione rossa (“Il solo Fazio costa due milioni di euro l’anno!”). Una parzialità di vedute condivisa anche dal vice ministro con delega alle comunicazioni Paolo Romani, che parlando del programma di Serena Dandini “Parla con me”, e in particolare della sit-com al suo interno “Lost in wc” che ironizza sulle ragazze che si fotografarono nel bagno romano del premier durante una delle note feste, si chiede: cosa c’entra tutto questo con il servizio pubblico? Applicando la stessa logica, si potrebbe chiedere a Romani, a Feltri, Belpietro e un po’ a tutta la Rai, cosa c’entra con il servizio pubblico un programma in cui vengono regalati soldi ai concorrenti in base alla scelta di un pacco numerato?
Riducendo il discorso ad una questione di sprechi da contenere o di opportunità su cosa mandare in onda, la Rai non avrebbe potuto piuttosto evitare di ospitare Paris Hilton alle serate di Miss Italia, per la quale si parlò di un cospicuo cachet per un’apparizione totale di circa quindici minuti, ritenendo magari non adatta al passaggio televisivo nazionale una ragazza nota principalmente per gli eccessi e un filmino hard?
Il Giornale e Libero incassano la solidarietà di Daniela Santanchè e Francesco Storace, nonché quella di Giampaolo Pansa, che sulla prima pagina di Libero titola “Marchetta rossa la trionferà”, accanendosi contro il programma “Che tempo che fa”, reo di non averlo mai invitato a presentare uno dei suoi libri, e in particolare contro il suo autore Michele Serra, che secondo il giornalista di Casale Monferrato controlla indirettamente i principali programmi Rai.

Mentre i direttori berlusconiani abbaiano cercando di mordere, la maggioranza si muove. Romani ha annunciato l’intenzione del governo di aprire un’istruttoria su Annozero, mentre il programma viene condannato anche dal presidente del Senato Schifani.
In tutto questo il presidente-padrone tace o prende le distanze, augurando anzi lunga vita a Santoro e Dandini, perchè con la loro televisione portano voti al centrodestra. “I vari Santoro e Biagi possono stare in televisione finché non se ne fa un uso criminogeno, finché non si commettono reati come la diffamazione.” ha detto il premier ricordando quanto già aveva dichiarato anni fa in Bulgaria. Dell’istruttoria dice di non occuparsene, che potrebbe contenere dei tranelli. Lasciando che siano i suoi ad aprirgli la strada.


Travaglio parafrasa in realtà (senza saperlo o senza ammetterlo) David Lloyd George il quale disse:
The House of Lords is not the watchdog of the constitution; it is Mr Balfour’s poodle. It fetches and carries for him. It barks for him. It bites anyone that he sets it on to.
Complimenti per l'articolo
Rocco
Ricordiamoci che nei piani della P2 c'era anche lo scioglimento della RAI. Il problema del servizio pubblico non è tanto legato a trasmissioni di parte (laddove "di parte" è venuto ormai a significare "contro Berlusconi"), quanto alla qualità a dir poco scadente di tutte le altre trasmissioni televisive della TV di Stato. Se vogliamo accettare la tesi per la quale i soldi pubblici vanno spesi solo per fare informazione super partes (che fortunatamente non vuole ancora dire "a favore di Berlusconi"), allora che dire dei contributi pubblici al Giornale o a Libero? Anche quelli sono soldi pubblici e i contenuti sono, a mio avviso, altretanto scadenti…
La verità è che si limitano a parlare di ciò che a loro fa più comodo. Gli stessi Belpietro e Feltri non sembrano disdegnare l'ospitalità dei programmi contro cui si scagliano, principalmente Annozero e Ballarò, così come i giornalisti che collaborano con i loro quotidiani. Basti pensare a Gianluigi Paragone, direttore della Padania prima e pro tempore a Libero poi, conduttore e autore l'anno scorso su rai due del programma notturno Malpensa, Italia, e ora vice presidente dell'azienda televisiva di stato.
La verità con cui la stampa deve fare i conti è che l'approfondimento politico, così come la satira, rendono maggiormente in termini di ascolti e qualità quando sono vicini alle sfere del centro sinistra. In passato, programmi di attualità affidati a nomi vicini al centro destra hanno fallito all'appuntamento televisivo. Basti pensare all'Excalibur di Socci, o al Punto a Capo della coppia Vergara-Masotti.
Se poi il problema non è la qualità o gli introiti pubblicitari dovuti all'auditel, ma gli sprechi collegati a questi programmi, la Rai può risparmiare certamente in infiniti altri modi prima di tagliare programmi comunque riconducibili alla sfera culturale.